Di carovita, piazze, scioperi e repressione. Dai moti del 24 allo sciopero generale del 30 ottobre

Continuiamo la condivisione di alcuni nostri appunti e riflessioni, dopo quelle già pubblicate la scorsa settimana sulle giornate del 17-18 ottobre, a fronte della forza dimostrata dalle piazze di tutta Italia sabato 24 ottobre, di nuovo senza preavviso e in modo indomabile. Con alcuni spunti verso e oltre lo sciopero generale nazionale del prossimo venerdì 30.

24 ottobre, un altro sabato all’insegna dell’imprevedibilità e in strada, senza chiedere alcun permesso, anzi a fronte di una repressione preventiva e capillare che rappresenta un apice anche per un Paese come l’Italia, che non ha mai riconosciuto legittimità al conflitto sociale.

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Forse con più rabbia in corpo. Note senza pretese sull’insurrezione che viene o che vorremmo

Sabato 17 e domenica 18 ottobre a Milano abbiamo assistito all’esplosione di rabbia dell’unica opposizione reale di questo Paese: l3 giovanissim3 che da un anno a questa parte infiammano l’autunno con piazze improvvise, arrabbiate e necessarie. Palestina, caro-vita, soldi a scuole e quartieri e non alla guerra. Antifascismo.

Ma anche una risposta alla violenza strutturale e strutturata dello Stato, fondata su razzismo, profilazione etnica, azione di prevenzione totalmente arbitraria nei confronti dell3 abitanti dei quartieri popolari e delle cosiddette “seconde generazioni”, che proprio in Lombardia e a Milano hanno la loro maggiore concentrazione.

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Nonostante le Olimpiadi, la realtà: cosa ci dicono i numeri e perché rivendichiamo ancora l’Opzione zero

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il quarto rapporto della rete Open Olympics di monitoraggio di costi, cantieri, trasparenza e sostenibilità relativi alle opere previste per le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali 2026, elaborato sui dati forniti dalla Società Infrastrutture Milano-Cortina (SIMICO) aggiornati ad agosto. Il quadro che emerge dall’analisi è al contempo impietoso e preoccupante, conferma tutte le critiche e le contestazioni al Grande Evento e alla sua macchina organizzatrice che, unitamente al Comitato Insostenibili Olimpiadi, abbiamo portato avanti in questi anni.

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Coima in Commissione comunale: cronache di una miseria di mezza estate nella Milano post-olimpica

Mercoledì 29 luglio si è svolta una lunga Commissione comunale e dei Municipi 4 e 5 sul Villaggio Olimpico con Coima, ufficialmente pronto per essere abitato da fine agosto, senza tuttavia aver completato i piani terra che, originariamente destinati ad attività di socializzazione e sport, restano vuoti.

Il tema centrale doveva essere quello della quantificazione degli extra-costi, ma di fatto affrontato solamente per riproporre le pretese dell’azienda Catella di “avere dal Comune quanto è loro dovuto”. Per quanto riguarda le sovvenzioni statali, è stato condiviso che l’intervento del Ministero dell’Università ha consentito la calmierazione di un lotto di alloggi per student*. Coima ha pianto miseria, affermando che il rendimento dell’investimento complessivo è a un tasso inferiore a quello dei BOT e che per ora le convenzioni ottenute sono confluite nelle compensazioni indirizzate ad agevolare i canoni degli studenti ospiti, quindi non hanno influito sul credito che Coima vanta nei confronti di Comune, Regione e Stato. 

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La “questione San Siro” oltre i processi: un discorso politico sullo scontro in corso

Martedì 31 marzo la Procura ha aperto una nuova inchiesta sulla vendita del Meazza a Inter e Milan da parte del Comune di Milano. Nel registro degli indagati ci sono nove persone, tra cui: il Direttore Generale del Comune di Milano Christian Malangone; l’ex-assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi; la dirigente Simona Collarini, ex-direttrice della Rigenerazione Urbana e responsabile del procedimento di cessione dello stadio. Oltre ad amministratori delegati, dirigenti e consulenti di Milan e Inter, la più nota delle quali è l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, già assessora all’urbanistica e vicesindaca nella giunta Pisapia.

I reati contestati e ipotizzati sono quelli di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. I magistrati avrebbero in particolare individuato lo scambio di due bozze di Deliberazioni comunali tra l’attore pubblico e la parte privata, volte a “orientare l’iter amministrativo” e a concertare insieme tramite “accordi informali e collusioni” “le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione dell’area”. Ovviamente le delibere sono atti che non potrebbero uscire dagli uffici comunali prima della loro approvazione. I PM ipotizzano così il favoreggiamento degli interessi privati delle due società a scapito dell’interesse pubblico, da parte della stessa Amministrazione Comunale che in teoria dovrebbe tutelarlo e garantirlo.

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