
A ogni episodio violento che coinvolge esponenti delle forze dell’ordine, quando la posizione di difesa a oltranza diventa indifendibile, da un lato cala il silenzio degli oltranzisti di destra e dei giustizialisti democratici, dall’altro si applica il giochetto mediatico del trasformarlo in un fatto di cronaca nera, depoliticizzandolo ed eliminando ogni possibile elemento di critica strutturale. Non solo: viene spostata l’attenzione dalla polizia al contesto, come ha fatto il quotidiano della borghesia milanese nei giorni successivi, parlando di “asse dello spaccio tra Rogoredo e Corvetto” (manco fosse l’asse della resistenza tra Libano e Iran), vittimizzando gli agenti – “pagati poco, sotto organico, che svolgono un lavoro pericoloso per il bene comune” – e criminalizzando la povertà. Ma l’omicidio di Abderrahim Mansouri e il racket paramafioso del commissariato “Mecenate”, gestito dall’assistente capo della Polizia Carmelo Cinturrino, raccontano di una marcescenza confermata da molti altri episodi simili verificatisi in altre città, oggi garantita dalle corporazioni dei sindacati di PS e da una concezione tecnocratica della pubblica sicurezza trasversale alle forze politiche istituzionali, che viene da lontano. E’ invece tornato il momento di porre nuovamente quella della polizia come una questione politica nazionale.
Leggi tutto “Il “caso Rogoredo” conferma che esiste un problema polizia in questo Paese“




