Solo il conflitto sociale salva Milano – e tutt* noi

Dopo mesi di rocamboleschi voltafaccia e piroette retoriche per difendere l’indifendibile, di fronte all’accusa più infamante di tutte per la classe politica, quella di corruzione, il sindaco Sala e il Partito democratico hanno infine deciso di abbandonare, in un trionfo di ipocrisia, la legge “Salva-Milano”. Infatti, è dai tempi del grande spettacolo (più mediatico che sostanziale) di Tangentopoli che nulla più della famosa “valigetta coi soldi” rappresenta l’incubo dei nostri governanti, in grado di compromettere carriere politiche e professionali nella pubblica amministrazione – molti più che il causare o peggiorare l’impoverimento di migliaia di persone. Ora, l’arresto dell’architetto ex direttore dello Sportello unico edilizia di Palazzo Marino e già vice-presidente della Commissione paesaggio, Giovanni Oggioni, per corruzione appunto, è riuscita dove non avevano potuto le opinioni illustri quali quelle di giuristi, urbanisti, architetti, oltre che le proteste dei comitati civici. Beppe Sala, Elly Schlein e giù a seguire fino alla destra leghista e meloniana, la grande coalizione che voleva con il “Salva Milano” non correggere e condonare, ma estendere all’intero Paese il modello di sviluppo urbano meneghino – considerato la “interpretazione autentica” della legge – hanno valutato “non esserci più le condizioni”. Non è chiaro per fare cosa: andare avanti con l’approvazione di una legge, ora collegata a una possibile pratica corruttiva, perché non più giustificabile; oppure per sostenere come universalmente valido il modo di amministrare la città dove contano unicamente le voci degli operatori privati?

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Verità e giustizia per Ramy

Ramy Elgaml, un ragazzo di 19 anni residente nel quartiere di Corvetto, muore nella notte tra il 23 e il 24 novembre, inseguito da una macchina dei carabinieri nelle strade di Milano per oltre otto chilometri. Gli amici e i parenti si riversano subito in strada, chiedono “verità e giustizia per Ramy”, come scrivono sugli striscioni che oggi resistono appesi tra via dei Cinquecento e via Panigarola. Le indagini vengono stranamente affidate all’Arma dei Carabinieri, invece che alla Polizia Locale, come prassi vorrebbe.

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La città e i movimenti. Senza mediazioni: riprendiamoci lo spazio urbano.

Con questa puntata termina il nostro approfondimento su Milano, con uno sguardo ai progetti relativi alle grande aree urbane in trasformazione e, soprattutto, a individuare alcuni spunti e contributi che possano diventare, insieme ad altri, terreno di ricomposizione e convergenza delle lotte, per ridare linfa a quel conflitto sociale necessario e non più differibile per riaffermare il primato della Città Pubblica e il diritto ad abitarla senza mediazioni, né cedere il passo ad alcun fittizio percorso di “partecipazione” dall’alto.

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La città e i movimenti. Dalla casa all’housing.

In questa quarta puntata affrontiamo la questione abitativa, sempre più esplosiva in assenza di politiche abitative pubbliche; la retorica della città attrattiva, delle centinaia di migliaia di nuovi abitanti sempre più a fatica nascondono la realtà di una metropoli sempre più cara, esclusiva, escludente e l’amara considerazione “Bella Milano ma non ci vivrai”

POLITICHE ABITATIVE, TURISTIFICAZIONE, STUDENTATI E HOUSING SOCIALE 

Alcuni frammenti presi qua e là restituiscono meglio di tanti ragionamenti quale sia oggi la condizione del vivere a Milano e come il diritto all’abitare e alla città corrano il rischio di diventare chimere per una fetta sempre più ampia dei suoi abitanti. Manfredi Catella, A.D. di Coima, ha ben rappresentato nel marzo di quest’anno, in un’intervista al Corriere della Sera, il suo concetto di diritto all’abitare, rispondendo alla domanda su quali soluzioni per rispondere ai bisogni di case a prezzi accessibili: Genova ha 40.000 case vuote, l’alta velocità ci porterà in Liguria in 40 minuti, a Londra per attraversare la città si impiega un’ora, dimenticando, oltre agli ovvi problemi di sradicamento e reinserimento sociale, che chi non trova casa ai prezzi di Milano, probabilmente ai 40 minuti e ai costi del TAV Genova-Milano dovrebbe aggiungere quelli per raggiungere i poli logistici dove fa il facchino o altre attività che alimentano la macchina Milano e i suoi profitti, ma di cui la città esclusiva e a misura dei nuovi ricchi abitanti, che sia Sala che l’Assessore Maran continuano a ripetere che sono benvenuti perché è il segno che Milano è attrattiva e “cool”.

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